Ortigia e la Neapolis di Siracusa non sono semplici tappe da visitare: sono luoghi che ci chiamano ogni volta, come se avessero ancora qualcosa da raccontarci. Abbiamo deciso di dedicare loro una pagina intera perchè per noi sono di una bellezza abbagliante, che non stanca mai e che si scopre lentamente.
A Ortigia abbiamo perderci senza meta tra i vicoli di pietra chiara, seguendo la luce che rimbalza sul mare, le facciate anctiche, le piazze che si aprono all’improvviso. Nella Neapolis invece, riusciamo a sentirci parte di una storia antichissima, a respirare la grandezza di un passato ancora vivo.
Lasciatevi sorprendere!
ORTIGIA è un piccolo isolotto (poco più di 1 km²) collegato alla terraferma da 3 ponti, il centro antico di Siracusa. Il primo incontro lo avrete con il Tempio di Apollo. Aveva 48 colonne monolitiche che disegnavano il peristilio del tempio. Oggi ne restano solo due intere, ma bastano per raccontare una storia lunghissima: nei secoli è stato chiesa cristiana, moschea araba. caserma spagnola. Cominciate a inoltrarvi tra i vicoli, svoltate sulla destra in piazza Minerva e in fondo, sulla sinistra, ecco il tempio di Atena, tempio dorico, oggi Duomo di Siracusa, realizzato nel 480 a.C. Le colonne doriche del tempio sono ancora lì, 8 metri di altezza per 1 metro di diametro, inglobate nei muri: le vedete fuori, le ritrovate dentro. La storia è rimasta, lo spazio si è trasformato. Immergetevi in Piazza Duomo, capolavoro del barocco siciliano post terremoto del 1693 a forma semiellittica, che ospita altri edifici monumentali il Palazzo Senatorio (sede del Municipio), il Palazzo Beneventano del Bosco, oltre alla Chiesa di Santa Lucia alla Badia. Fatevi abbagliare dalla sua luce. Perdetevi nei vicoli senza fretta o imboccate subito via Picherali e proseguite verso il mare. Arriverete alla Fonte Aretusa, una fonte di acqua dolce a due passi dal mare che racconta un mito, quello di Aretusa e Alfeo) fatto di amore e di inseguimenti e del legame profonde che unisce i coloni di siracusa alla madrepatria. Oltre al fiume Ciane, è l’unico luogo in Europa dove il papiro cresce spontaneamente, importato probabilmente dall’Egitto. Il lungomare alla vostra sinistra è fatto apposta per prendere un aperitivo aspettando il tramonto oppure lo potete percorrere tutto fino a raggiungere l’ingresso del Castello Maniace, situato alla fine della penisola.
NEAPOLIS è la grande area archeologica di Siracusa. Inserita all’interno di un bellissimo parco, tra discese e salite, gli alberi e la vegetazioni nascondono o fanno da contorno a monumenti che riportano indietro nel tempo, al periodo degli antichi greci e degli antichi romani. All’ingresso ci siamo trovati subito di fronte alla Ara di Ierone II, i resti di un altare sacrificale dedicato a Zeus, dove si può immaginare che in passato ci fosse una piazza con porticato a colonne e al centro una piscina. Proseguendo il percorso, si scende verso la zona delle latomie, ovvero le antiche cave di pietra dalle quali venivano ricavati i blocchi di roccia calcarea che servivano per costruire gli edifici e le mura della città. Per arrivarvi, si passa per un sentiero coperto da una bellissima lussureggiante vegetazione, che circonda anche le cave, composta da agrumi, ficus, magnolie, palme, ulivi secolari ed altri alberi. Risalendo poi verso il teatro, si può ammirare l’area dall’alto e tutta la sua bellezza. La prima cava che si incontra è quella dei cordai, così chiamata in quanto venivano fabbricate corde al suo interno, grazie all’umidità che consentiva di ottenere un buon prodotto. Molte delle cave, che in origine erano antri chiusi, sono diventate caverne aperte in seguito a crolli dovuti al sisma e a fenomeni atmosferici. Il gruppo più interessante di queste cave si chiama Latomie del paradiso: la più famosa e particolare è quella denominata Orecchio di Dionisio, per la forma che ricorda un padiglione auricolare, al cui interno si verifica un fenomeno acustico che amplifica i suoni. Il tiranno dell’epoca, Dionisio usava la grotta per ascoltare i discorsi dei suoi prigionieri. Entrare dentro l’Orecchio di Dionisio è molto emozionante: dopo l’ingresso, la caverna fa una curva e si rimane completamente al buio; ritornando, il paesaggio che si vede dall’arco alto 23 metri è spettacolare. Dopo le Latomie, inizia la salita sul colle Temenite, che porta ad un’area pianeggiante e panoramica sulla cima, dove sono state trovate tombe, che risalgono all’età del Bronzo. In questa parte, che ospita ai suoi piedi il Teatro Greco, ci sono una serie di terrazze scavate nella roccia, dove presumibilmente stava il pubblico durante gli spettacoli in caso di pioggia, e la grotta del Ninfeo, riservata agli attori, al cui interno passa un fiume. Il Teatro Greco, di forma semi-circolare, scavato nella roccia, risale al II secolo a.C., ed è uno dei teatri greci più grandi e importanti del mondo greco. Oltre che per spettacoli teatrali in epoca greca, fu usato come luogo di culto e per le assemblee in epoca romana. Riscendendo il colle, prima dell’uscita, sulla sinistra, si arriva all‘anfiteatro romano, che per dimensioni è inferiore soltanto al Colosseo e all’arena di Verona. Ha sedili scavati nella roccia ed è mancante della parte superiore, ma ancora si possono vedere tunnel e corridoi, da dove si può immaginare l’uscita di fiere e gladiatori, per i combattimenti nell’arena.

