IL NERO D’AVOLA

Qui in vino non è solo un prodotto, ma un racconto che nasce dalla terra. Il Nero d’Avola, vitigno simbolo del Val di Noto, trova nelle campagne intorno a Marzamemi il suo carattere più autentico: intenso, caldo, profumato come il paesaggio che lo circonda.

Oggi il nome di Pachino, in Val di Noto, richiama i pomodori ciliegino, che per circa vent’anni hanno fatto la fortuna degli agricoltori di quest’angolo estremo di Sicilia. Ma in passato questo nome è stato legato al vino. La viticoltura a Pachino ha origini antiche, risalenti al periodo greco-romano. I primi colonizzatori introdussero la coltivazione della vite ad alberello e la produzione di vino, sfruttando le condizioni climatiche e il terreno fertile. Il Rosso Pachino, così era conosciuto in Italia, in Francia e perfino in Russia, altro non era che un vino da uve Nero d’Avola, nato proprio qui,ad alta gradazione alcolica che è stato di grande “aiuto”, dagli anni Settanta – Ottanta dell’Ottocento fino agli anni Ottanta del Novecento, per molti vini toscani, piemontesi e francesi. Una vera “fonte” di corpo, di complessità di profumi e sapori, di colore e di grande carattere, per nobilitare vini anemici altrui. Gli impianti vitati ad alberello ricoprivano a quel tempo buona parte delle campagne del triangolo Noto-Pachino-Rosolini, punteggiati dai tradizionali palmenti, costruzioni dove avveniva la vinificazione delle uve.

Nessuno all’epoca pensava di commercializzare il vino in bottiglia, anche se proprio sul finire dell’Ottocento c’era stato un tentativo di innovazione tecnologica da parte del marchese Antonio Starrabba di Rudinì (primo ministro del governo italiano in quegli anni Novanta) con la costruzione appena fuori Marzamemi di un grande stabilimento di vinificazione con vasche refrigerate, locali di stoccaggio e due condotte sopraelevate – i vinodotti – che, attraverso gli 800 metri di campagna che separavano lo stabilimento dal mare, portavano il vino sfuso sulle navi cisterna (prima ancora sui velieri) dirette a Livorno e a Genova, ancora oggi visibili dalla strada che dalla rotonda di Marzamemi va verso Porto Fossa (direzione Portopalo). Oggi quel palmento, il Palmento di Rudinì, è diventato un museo che racconta la storia del vino di Pachino. 

A partire dagli anni ’70 del 1900, i viticoltori hanno cominciato a concentrarsi sulla sua coltivazione qualitativa e sulla produzione di vini in purezza con risultati sempre più eccellenti. Negli ultimi dieci anni si è avuto un vero boom di nuove imprese, provenienti anche da fuori Sicilia, che hanno investito nell’impianto di nuovi vigneti.

Intorno a Marzamemi, tra muretti a secco, vigne baciate dal sole e brezze marine, sorgono cantine che custodiscono saperi antichi e li trasformano in vini di grande personalità. Visitare queste realtà, significa entrare in contatto con una Sicilia vera, fatta di gesti lenti, passione e rispetto per il territorio. Un’esperienza da vivere con tutti i sensi, a pochi minuti dal nostro B&B. Di seguito vi consigliamo quelle che per noi sono le migliori.

Se siete alla ricerca di un’esperienza autentica, non potete perdervi il museo del vino di Pachino: racconta la storia vitivinicola del territorio ed è un’iniziativa di Nele Nobile, che proviene da una famiglia storica di produttori. Nele ha raccolto negli anni una ricca collezione di pezzi della storia del vino di Pachino (circa 600 attrezzi), quando tutti i lavori si facevano a mano e senza energia elettrica. Troverete anche una collezione  di carretti siciliani decorati a mano,  un’importante testimonianza della cultura popolare siciliana. Questi carretti infatti, con i loro colori vivaci e i motivi intricati, erano una volta utilizzati per trasportare il vino dalle campagne alle città, ma oggi sono diventati veri e propri pezzi d’arte.

Il museo è aperto tutto l’anno. Nele vi riceve tutti i giorni, per visite e degustazioni,  con amore e passione, perchè quella che vi racconterà è la sua storia e quella della sua famiglia. Le nostre figlie restavano incantate ad ascoltarlo. A volte, mentre state facendo colazione in terrazza, vi capiterà di sentire lo scalpiccio di un cavallo entrare in piazza.  Sono Nele e Clara, a passeggio su un carretto siciliano. State pronti a scattare qualche foto!

info e prenotazioni: +39  392 392 9932187.

Ramaddini: la cantina nasce in uno storico magazzino del vino. I vigneti, coltivati in regime biologico, declinano dolcemente da Noto verso il mare di Marzamemi, dove risulta determinante la fertilità del terreno calcareo, la benevolenza del clima e l’impareggiabile lavoro della luce. Propone tre percorsi enogastronomico per farvi scoprire i loro vini, con la bella stagione, sulla loro terrazza vista mare.

Mortellito: prende il nome dal territorio in cui si trova l’azienda, !’a murtedda”, probabilmente nome volgare del mirto. L’obiettivo è creare vini che rispecchiano i caratteri naturali del territorio, lontani dalle mode del momento , senza alterazioni o forzature. Le fermentazioni sono spontanee, senza aggiunta di lieviti. e senza l’uso di botti di legno nella fase di affinamento.

Planeta – Buonivini: la terza cantina aperta famiglia Planeta in Sicilia (7 in totale) nasce a Buonivini, nome storico della contrada, per l’amore per il Nero d’Avola. La Tenuta di Buonivini si estende su colline disegnate dalle geometrie dei vigneti che si alternano a giovani mandorleti e a carrubi. La visita della tenuta conduce tra passato e presente alla scoperta della Cantina Invisibile, progetto architettonico armoniosamente integrato nel paesaggio e il Palmento, luogo in cui i contadini producevano il vino nel passato.

ZISOLA: è il gioiello siciliano della famiglia Mazzei, che da 25 generazioni coltiva la passione per il vino. Circondata da un paesaggio mozzafiato, Zisola non è solo una cantina, ma un luogo dove il tempo sembra rallentare. I visitatori possono passeggiare tra vigneti, agrumeti e uliveti secolari, esplorare la cantina e conoscere il processo di vinificazione, dalla vigna al calice. Le degustazioni guidate sono accompagnate da prodotti tipici locali, in un ambiente intimo e autentico.

Antonio Moretti Cuseri, toscano, si innamora di questa zona e riesce a mettere insieme una proprietà di circa 250 ettari acquisendoli da più di cinquanta proprietari terrieri diversi. Il cuore è Maccari, dove i vigneti che si affacciano direttamente sull’Oasi Naturale di Vendicari. Su prenotazione, è possibile visitare la cantina di affinamento, degustare e conoscere i vini, frutto di un lavoro attento e meticoloso, e della rigogliosa natura che si esprime nei terreni fertili di terra calcarea regalando arance, limoni, pomodori di Pachino, verdure, ortaggi, olive e uva.

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